Pronti alla birra che sa di mozzarella di bufala?

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birra

bottiglie bubalaLunedì prossimo, 12 giugno, nella sede del Consorzio di Tutela della Mozzarella di
Bufala Campana Dop presso le Cavallerizze della Reggia di Caserta si terrà la
presentazione in prima mondiale di Bubala, la prima birra con siero di latte derivante
dalla lavorazione della Mozzarella di bufala campana dop, una produzione dell’azienda brassicola casertana White Tree Brewing all’interno del progetto ‘Agrimemorie da Spillare’, un percorso che vede utilizzare, nella produzione di birra artigianale, alcuni tra i prodotti maggiormente identitari della Campania e segnatamente di Terra di Lavoro.

Bubala è una birra milk stout style ossia birra ad alta fermentazione di colore scuro alla
quale viene aggiunto il lattosio.

Nel caso di Bubala si è sfruttato il lattosio naturalmente presente nel siero di latte di bufala campana proveniente da caseifici aderenti al consorzio di tutela.

Parteciperanno alla presentazione, oltre al mastro birraio Sergio Landolfi, il presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop Domenico Raimondo e il Sommelier Alessandro Schiavone che guiderà la degustazione tecnica.

Modera il giornalista enogastronomico Carlo Scatozza.

Bubala presenta un colore ebano e dalla schiuma compatta di color nocciola chiaro.

Al naso si avvertono le note tostate tipiche dei malti scuri utilizzati, i sentori erbacei del
luppolo rimangono sullo sfondo. Al gusto si avverte un bouquet complesso di sapori che
vanno dalla nota maltata e tostata, derivante dalla base dei grani, ai sentori erbacei del
luppolo. Sullo sfondo si percepisce la nota dolce e sapida del siero di latte di bufala. Deciso l’amaro sul finale.

L’occasione è di grande valenza per l’agroalimentare italiano, visto che per la prima volta si realizza l’incontro tra il mondo brassicolo e quello straordinario della mozzarella di bufala campana dop.

Nel progetto Agrimemorie da spillare è già in produzione ‘Liburia’ birra alla Canapa e,
dopo Bubala, sarà il turno anche di una etichetta a base di grani antichi della Campania.

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